INTRODUZIONE

Ero ragazzino dodicenne quando cominciai ad interessarmi di onde hertziane e di radiotecnica: presumo che tale interesse sia iniziato dopo la lettura di alcuni libri sulla figura di Guglielmo Marconi e sulle sue invenzioni. Affascinato dall'ascolto delle onde corte con la vecchia radio di casa, volavo con la mente verso luoghi remoti ed immaginari sognando di poter anch'io, un giorno, realizzare apparecchi ed antenne per comunicare, chissà con chi e con quali modalità, oltre i confini del cielo. Anche durante le escursioni montane con mio padre nelle Dolomiti, fantasticavo sulle molteplici possibilità che una piccola rice-trasmittente portatile potesse offrire all'alpinista e vedevo in ogni vetta il prototipo di una prodigiosa antenna. Sogni questi che hanno alimentato i miei giovanili entusiasmi nonché posto le basi di quel legame profondo che, nel tempo, ha fuso radio e montagna in una unica passione, vissuta non solo nella dimensione del tempo libero.

Da ragazzo mi sono dunque buttato a capofitto alla scoperta del mondo della radio con letture, studi, costruzioni e sperimentazioni dilettantistiche finalizzate specialmente alle applicazioni portatili in montagna. I primi passi nel realizzare ricevitori e trasmettitori per telegrafia, piuttosto semplici e rudimentali, sono riferibili agli anni 1946-1947. Le esperienze hanno poi continuato ad allargarsi, come cerchi nell'acqua, fino a farmi diventare un piccolo esperto di costruzioni e di procedure operative tanto che, al compimento della maggiore età (1952), ho ottenuto licenza ministeriale e nominativo di trasmissione per l'esercizio di stazione radioamatoriale. In quegli anni, questa passione di puro spirito marconiano, seppure già diffusa in Italia e nel mondo, imponeva iniziative e sperimentazioni pionieristiche ed artigianali i cui risultati potevano essere frutto soltanto di paziente impegno nell'apprendimento, nel progetto e nella auto-costruzione. A me sembra quindi, sia pure nella figura del dilettante, di essere cresciuto assieme alla «radio» ed ora, dopo sessantacinque anni di dedizione, spesso in simbiosi con l'altra mia vigorosa e perseverante passione, mi sento ancora coinvolto e desideroso di implementare nuovi sogni nonostante i numerosi capovolgimenti tecnologici, operativi e sociali intervenuti nel frattempo. C'è però qualcosa di nuovo - anzi di antico - che mi accade, mi circonda e mi attrae oggi ... Infatti, una casuale visita nella soffitta di casa, mi fa scoprire, sotto polverosi teloni, un insieme di apparecchi, accessori e documentazioni del mio passato di radioamatore: una curiosa commistione di cose tra sogno e realtà, tra fiaba ed evento accaduto..... «La radio in soffitta» racconta questo incontro con il mio mondo di ieri che si presenta intatto e custodito come se dovesse essere rivissuto. L'occasione mi induce alcune riflessioni e fa nascere in me il desiderio ed il piacere di recuperare legami e valori delle mie radici perché la decodificazione, sia pure molto familiare e rassicurante, svela alcune carenze qualitative nei modi di amare - oggi - la radio rispetto il passato, con qualche triste pensiero sulla soffitta quale metafora di un possibile, ma non auspicabile futuro della radio amatoriale.


PARTE PRIMA

Da qualche settimana sto vivendo un'esperienza che mi sembra unire il piano della realtà a quello dei sogni. Infatti, quando accedo, con la lentezza forzata dei miei ottant'anni, alla soffitta di casa, credo di intraprendere un viaggio o di rileggere un romanzo, dalla trama un po' sfilacciata, di cui riesco soltanto ora a coglierne i contenuti. Vecchie suppellettili, cassoni, sci, scaffali traboccanti di pacchi, scarponi ed altri oggetti, alcuni coperti da teli, mi sembrano, nella penombra, cose di poco conto che non mi siano nemmeno appartenute. Solo prendendo gli oggetti fra le mani il mio "piccolo mondo antico" riemerge, entrando in risonanza con i ricordi delle tante cose avute, utilizzate, abbandonate ......... Mi riferisco qui ai diversi materiali occorsi per l'attività di radioamatore: apparecchi ricevitori e trasmettitori sostituiti nei decenni per evoluzioni tecnologiche, mode, modi e «capricci» del dilettantismo; ma ci sono pure libri, schemi, documenti, disegni e prototipi di strumenti ed apparecchi con grandi manopole, scale di sintonia, valvole termoioniche, elementi di antenne e numerosi altri componenti. Da scaffali, scatoloni e pieghe seminascoste della soffitta mi sto riappropriando degli oggetti protagonisti di esperienze, in momenti e luoghi diversi, che hanno accompagnato grande parte del mio tempo libero (e non solo) fin da quando ero ragazzino: tutti pezzi autentici del mio cammino con la radio nel corso di ben dodici lustri ....

La soffitta, questa sconosciuta, considerata luogo oscuro di separazione tra passato e presente, mi appare nella vecchiaia edificio abitato dai ricordi con un grande balcone aperto e luminoso: un punto panoramico da cui guardare il passato e dal quale poter dare ordine e significato a scelte ed esperienze occorse nel tempo; dal quale riflettere sul tempo passato, presente e futuro della radio. Questo spazio fisico di cose lentamente accantonate sembra decomprimersi e generare contenuti e dimensioni della sostanza di cui è stato il mio tempo. Ed ho quasi sensazione che forze nascoste si sterrino per caricarmi di un flusso terapeutico destinato a confortare la mia età senile ..... E' questo un approccio nuovo ai ricordi perché gli oggetti rinvenuti annullano la distanza fra il lontano ed il vicino: sono apparecchi tangibili, anche funzionanti, la cui fondatezza assume il ruolo cruciale di bussola e ricorda la mia appartenenza significativa ad un cammino di vita ben definito. Ho quasi la percezione che il passato voglia restituire senso e dignità alla mia vita, contrapponendosi al disorientamento che affligge la vecchiaia nel valutare la perdita, la lontananza e la fugacità dei ruoli e delle cose. Perfino il ritrovamento di una manopola nera con una tacca bianca sbiadita, mi racconta, nel dettaglio, una storia sensibile del mio curriculum di radioamatore. Ogni oggetto ritrovato è davvero protagonista di storie, compagno di avventure e, seppure testimone silenzioso, ha racconti, echi ed emozioni da condividere. Sicuramente in ogni apparecchio sopravvive l'eredità del mio affetto per averlo costruito od acquistato, accarezzato ed usato o talvolta malamente adoperato; si aggiunge ora il rimorso per averlo abbandonato. Osservando ogni cosa con stupore e con conoscenza, ho percezione che questi apparecchi siano davvero intessuti di emozionalità e di storia e mi pare sentire addirittura il timbro delle loro inconfondibili modulazioni vocali e telegrafiche. Ricordando i miei primi collegamenti radio da casa oppure i colloqui da vette impervie con gli amici a valle, sento sopravvivere "attimi fuggenti" sbalorditivi di cui gli apparati qui ritrovati, interagendo con l'etere e con la montagna, ne sono stati i principali protagonisti. Fino ad ora non mi era capitato di avere un ritorno così immanente del passato e mi chiedo quale misteriosa congiunzione di caso mi abbia orientato ad amare la radio ed a dare forma ad un destino dove studio, lavoro, radio, escursioni in montagna ed altri interessi siano stati, in comunione fra loro, l'essenza dei miei impegni, diventati storia trasparente in questo cumulo di oggetti parlanti. Sì, la soffitta mi ha parlato a lungo di quel mondo radioamatoriale tramontato, nel quale ho avuto educazione e dimora: un piccolo mondo parallelo vissuto, non sognato, fatto di strumenti, di esperienze ed amicizie ma anche di ideali che adesso non combaciano, ahimè, nella prospettiva del presente. Forse,nella continua rincorsa alla modernità, le cose sottili della radio si sono smarrite .....


PARTE SECONDA

Doveva arrivare il momento in cui qualcuno avrebbe scoperto gli oggetti lassù accumulati: non mi riferisco alle sedie od agli scarponi, bensì a quelle cose riconoscibili in modo sensato soltanto dagli addetti ai lavori .... Sono felice che sia capitato a me, giusto in tempo prima di prendere congedo da tutto, per riuscire a cogliere ancora qualcosa di grandioso e di bello dalla radio .... Nel maneggiare i miei vecchi ed ingombranti apparecchi (taluni, veri capolavori di elettronica e di fine meccanica) penso a quanto mi hanno portato a spasso negli angoli più remoti della Terra e, non appena sfioro le loro manopole di sintonia, percepisco le migliaia di voci, in idiomi diversi, passate attraverso i loro delicati circuiti. Ed ora tutto sembra ancora funzionare senza nemmeno collegare antenne, microfono e cavo di alimentazione: è pura fantasia, ma, in un angolo della mia testa, è evento concreto, momento raro ancorché magico in cui mi pare poter intaccare l'impenetrabile barriera del tempo fuggito.

Superata l'ipnosi dei ricordi e della nostalgia, ho ripulito, riordinato apparecchi, raccolto libri, logs e non ho resistito al fascino di ascoltare (e farmi ascoltare) in banda 28 MHz con paio di questi campioni del passato...... Ho condiviso tali emozioni con un giovane radioamatore trentino il quale - per la prima volta al cospetto di tubi termoionici infilati su supporti ceramici, condensatori variabili e trimmer a lamelle metalliche, potenziometri a filo ed altre antichità - non ha saputo trattenere espressioni di genuina meraviglia. Io invece ho riconosciuto il mio primo amore e, ancora una volta, le ragioni della mia vocazione alla radio. Lo stimolo iniziale di tale passione proviene sicuramente da qualche lettura sull'argomento, ai tempi della Scuola Media, quando apprendevo anche il significato remoto della parola radio, dal latino radium (raggio). Da allora tale termine si è depositato dentro di me sotto l'indefinibile figurazione metafisica di corrente invisibile che si propaga dalla trasmittente; un raggio magico che, toccandomi casualmente, mi ha fatto diventare radioamatore.

La sintesi dei materiali rinvenuti è illustrata nelle tabelle ed immagini presenti in queste pagine. Altri apparecchi, forse incompiuti o smontati, perduti o ceduti a colleghi in tempi ormai lontanissimi, si dispiaceranno di non comparire nei miei elenchi: ad essi rivolgo un peculiare malinconico pensiero. Vorrei che qualche apparato continuasse a sopravvivere quale simbolo di una grande e meritevole passione: per tale motivo donerò tutti gli apparecchi ritrovati a giovani radioamatori entusiasti e curiosi. I libri, silenziosi maestri di fisica e di radiotecnica teorica e pratica, troveranno invece collocazione adeguata nella mia biblioteca, accanto ad altri già gelosamente custoditi.

Le escursioni nella soffitta di casa sono finite ed ora solamente un sogno mi potrà condurre, forse ancora, fra le radio ed il radiantismo di una volta! Gli apparecchi di oggi, nonostante il flusso incessante del progresso, mantengono le sostanziali peculiarità delle radio primitive; il radiantismo odierno invece non è custode fedele della sua originaria identità: l'indebolimento dell'ancoraggio ai valori marconiani, evidente a tutti, mi appare ora, al rientro nelle stanze del presente, particolarmente marcato ....... Così, accanto a perplessità e nostalgia, mi domando dove stia andando quel radiantismo che ho amato e condiviso per tanto tempo e mi interrogo, non senza cosciente inquietudine, sul destino della radio amatoriale.


PARTE TERZA

Il radioamatore è un viandante nel mondo a cui vengono offerti, ad ogni passo, panorami senza confini, incontri di culture e di amicizie, passaggi di avventura in avventura, scoperte di finito e di infinito. Come le vie di ascesa verso una vetta, anche i suggestivi sentieri dell'etere richiedono di essere percorsi con regole, preparazione ed impegno. Fare il radioamatore è quindi - in generale - qualcosa di più di un gioco o di un hobby da apprendere in una mezza giornata: è piuttosto uno stile di vita ed uno stato d'animo. Il radiomessaggio è povero di parole ma contiene i risultati di un lavoro paziente ed approfondito. Essere radioamatore significa condividere gli ideali marconiani: progredire nelle sviluppo tecnico e scientifico per affidare alla radio il ruolo di promozione di una cultura di pace, solidarietà ed amicizia fra i popoli. Non a caso l'attività radioamatoriale è riconosciuta dai Governi di tutto il mondo come Servizio di amatore, quale scuola tecnica internazionale e centro di civiltà e solidarietà umana. I ben noti interventi nelle emergenze e calamità - in appoggio alla Protezione Civile - sono l'esempio di uno dei tanti servizi offerti alla collettività dai radioamatori e dalle loro associazioni.

Si parla spesso di hobby forse perché tali attività avvengono nel tempo libero oppure perché, in diversi casi, la radio amatoriale è soltanto attività ricreativa. Una volta si dovevano auto-costruire gli apparecchi della propria stazione, le antenne e quanto altro: l'espandersi del numero dei radioamatori nel mondo, unitamente alle spinte consumistiche, ha fatto sorgere industrie per produzione di massa delle stazioni amatoriali. Oggi, dopo il facile acquisto della stazione, l'accesso all'etere è semplice ed immediato: farsi ascoltare nell'Oceano Pacifico è passatempo appagante, ma solo piccolo tratto di cammino del radioamatore. A dare senso all'avventura è la graduale e cosciente formazione di uno stile di vita che ci porta a scoprire quanto siamo connaturati con il mondo fenomenico e quanto il mondo sia intrecciato a noi. In questa biunivoca relazione con la radio il mondo ordinario si illumina e svela il senso dell'attività che ci collega al prossimo, alle cose tecnologiche, all'universo ...... Sembra incredibile ma scoprire il mondo in cuffia, fra il ticchettio di punti e linee evanescenti, è cosa unica che nulla ha in comune con i facili accessi di internet, con le chat rooms o con altri media proposti dalle mode. La radio amatoriale apre finestre nell'etere che si rivelano sempre nuove e traboccanti di futuro, eppoi quanto di innovativo avviene nella tecnica, accade emotivamente anche nel cuore!

Il radioamatore ha una specificità particolare, direi unica, poiché è al tempo stesso ricercatore, utilizzatore e sperimentatore: opportunità non di poco conto pensando che in molti ambiti il ricercatore deve sviluppare idee relativamente lontane dalla conoscenza dettagliata di determinati bisogni. La radioamatoriale non è disciplina che impone modelli perché ciascuno con il proprio background di conoscenze può sviluppare studi od interessi nella direzione preferita, anche non necessariamente tecnici. Dopo Guglielmo Marconi sono stati proprio i radioamatori a tracciare il cammino della radio con contribuiti costanti al perfezionamento ed all'organizzazione dei sistemi delle comunicazioni. Per più di mezzo secolo, i radioamatori sono stati la fucina di scienziati e di tecnici preparati che hanno occupato posti eminenti nelle strutture industriali e statali preposte a ricerca, produzione ed esercizio delle radio-telecomunicazioni e di settori affini, in Italia ed ovunque.

Un contenitore molto ampio questo, della radio amatoriale, colmo di risorse, di bellezza, di utilità, di valori, nel quale l'uomo può realizzare davvero le proprie attese del comunicare e del conoscere. Un mondo in cui l'amatore può coltivare anche semplicemente l'hobby, con il solo gratificante impegno di onorare una corretta griglia etica e partecipare alla nobile pratica dello 'ham spirit'. C'è un termine che definisce compiutamente impronta, simboli, attività e valori della radioamatoriale: radiantismo, vocabolo che, pure non comparendo nei dizionari della nostra lingua, dovrebbe essere guida ed anima del radioamatore durante tutto il suo cammino. Interprete di qualsiasi lingua, il radiantismo è la magica password universale per vivere felicemente nel mondo senza fili, per «capire» ed amare la radio in tutta la sua complessa interiorità e bellezza, per identificare ideali credibili per i quali investire tempo e passione. Il radiantismo è spirito che unisce la Terra al Cielo, proprio come la montagna, con attrezzi, disciplina, tecnologia e cuore. E, come il cuore, anche il radiantismo non prevede precetti particolari se non buon senso, metodo e qualche semplice protocollo; anche educazione, affinché ogni segnale diffuso nell'etere, superando d'un balzo mari, montagne, paesi e continenti, sia sempre gesto di civiltà ed amicizia.


PARTE QUARTA

So di appartenere a quella minoranza, ormai esigua, di radioamatori primitivi, puristi, esigenti e formali ma non credo di essere anacronistico affermando che l'attività amatoriale - identificabile come civiltà internazionale - ha significato esistenziale soltanto se sorretta da un radiantismo di qualità, ispirato agli ideali intramontabili di Guglielmo Marconi. Non intendo affermare che il radiantismo moderno sia divenuto relativismo, devo però constatare che, rispetto ai canoni fondanti dello scorso secolo, ha subito importanti menomazioni. Non c'è dubbio che le varie problematiche sociali e politiche, il dinamismo dei progressi tecnologici, le economie di questi ultimi decenni, abbiano scomposto e confuso anche i radioamatori. Sono però forse mancate, a livello associativo, iniziative per arginare il declino ed a nulla sono valsi tentativi dei singoli nel lanciare il cuore oltre gli ostacoli. Siamo stati condizionati dal consumismo, dal linguaggio dei media, dal business sfacciato, dall'afflusso di appartenenti a categorie collaterali. Sembra quasi che la modernità abbia trascinato con sé un batterio distruttivo di ideali, sradicando regole e motivazioni. Il radiantismo, architrave portante della nostra attività, sta dunque cedendo, sommerso dal caos quand'anche da interessi estranei al Sevizio di Amatore ed il radioamatore contemporaneo è forse inconsapevole di vivere un amore a metà o comunque spogliato di ricchezze non certo sostituibili da amplificatori lineari. I valori dell'etica e della deontologia operativa erano, nel passato, fondamenti costitutivi del percorso formativo; l'ascolto nelle gamme dedicate era scuola di telegrafia ma anche lezione di etica comportamentale. Quale formazione viene offerta oggi al radioamatore di nuovo conio?

Saremo fruitori - se già non lo siamo - di altre opportunità di comunicazione, prive di impegno o di casualità; saremo sempre connessi al mondo, seppure disconnessi da noi stessi e forse continueremo a sfruttare ancora la nostra radio, potente ed asservita di ogni modernità: potrà essere posta a profitto per qualche interesse personale o semplicemente manipolata per passatempo. Certamente però non saremo più radio-Amatori poiché espropriati di sentimenti e di capacità critica, elementi un tempo qualificanti della nostra figura. Non mi pare, al momento, poter intravvedere ipotesi più promettenti .... Io non vivrò questa modalità e la radio rimarrà per me sempre, come la montagna, orizzonte di vita. Mi stringe il cuore inciampando talvolta nella quotidiana realtà e davvero non mi voglio separare dai sogni ..... anzi, come Allan Poe, vorrei sognare anche di giorno sperando di vedere presto una modifica della rotta intrapresa.....! Confido nella sensibilità delle associazioni nazionali ed internazionali le quali, ben coscienti di quanto sta avvenendo, potrebbero - con iniziative educative, lungimiranti ed intelligenti - essere l'unico strumento per ripristinare la figura del radioamatore nella sua originale veste di autenticità e dignità.


POSTFAZIONE

Dopo le mie recenti visite in soffitta mi sono messo a scrivere queste righe con lo sguardo rivolto al passato. Il dispositivo narrativo mi ha permesso di descrivere alcune significative esperienze avute con la radio, proponendomi di analizzare, sia pure in modo riduttivo, intenzioni, motivazioni ed opzioni valoriali connesse ..... Pur non avendo propensione alla scrittura e nemmeno alla descrizione di me stesso, ho scelto la forma autobiografica soltanto perché mi è sembrata la strada più facile per esprimermi, convinto tuttavia che similari esperienze, emozioni e riflessioni siano connotazione comune a tantissimi radioamatori.

Penso alle migliaia di radioamatori che hanno costruito - con competenza, idee, energia ed ideali - il grandioso e suggestivo mondo della radio, macrocosmo di scienza, tecnologia, cultura, socialità ed intrattenimento. Penso alle centinaia di personaggi unici e creativi che ho conosciuto grazie alla radio amatoriale, alle decine di amici radioamatori con i quali ho strettamente condiviso passione ed esperienze varie: a loro Tutti devo molta riconoscenza per gli insegnamenti operativi ed umani ricevuti e per il dono di avermi fatto scoprire la bellezza del mondo radiantistico: senza fili, senza confini, senza compromessi. La parola radio che ripetutamente compare nel testo è, nella maggior parte dei casi, simbolo tematico di questo mondo fantasioso in cui il radioamatore è chiamato ad onorare il ruolo di prosecutore della cultura della radio e della sua storia. Se, come sembra, viviamo prigionieri nella gabbia della modernità, talora apatica alle consuetudini civili, dovremmo sforzarci di fare qualche passo indietro nel tempo - nulla di umiliante - cercando di reperire, nell'angolino di qualche soffitta, i valori che ci sono stati sottratti e farne tesoro per custodire gelosamente principi e scopi di quell'universo invisibile in cui le onde della nostra radio abbracciano lo spazio e gli uomini.